1998

Luigi Ontani

Le vetrate del
Palazzo dei Capitani
della Montagna

Audioguida

Vetrate decorate realizzate con la vetreria d’arte Giuliani in Roma

1998

Luigi Ontani

Le vetrate del Palazzo dei Capitani della Montagna

Audioguida

Vetrate decorate realizzate con la vetreria d’arte Giuliani in Roma

Le ampie finestrature della sala del Consiglio del Comune di Vergato hanno vetrate artistiche, che formano un microcosmo di luci e colori fortemente simbolici ed evocativi. Un’opera d’arte moderna, che vive di vita propria ma al tempo stesso riqualifica ed esalta il pregio architettonico e culturale del Palazzo dei Capitani della Montagna.
Le vetrate rappresentano un esempio compiuto di alta decorazione, arte applicata ornamentale, creatività, originalità e carica di stupore che accompagnano in Italia e nel mondo le opere del grande artista vergatese Luigi Ontani.

Le quattro vetrate raffigurano la mitologia dei quattro Capitani della Montagna, in successione e intrecciati fra loro, le quattro età e il ciclo della vita umana, le quattro stagioni (con il variare dei fiori, dei frutti e dei colori), e i quattro elementi naturali: Acqua, Fuoco, Terra e Aria. Alcune parti di questa opera sono rielaborazioni Ontaniane degli stemmi del Palazzo Comunale che ospita le vetrate, in riferimento all’araldica degli scudi di pietra di Montovolo dei Capitani della Storia.

Primatys

Primatys, da Primavera e Atys (personaggio mitologico legato alla fioritura delle viole), è un bimbo intarsiato d’Acqua; un arto è la coda di un tritone che termina in una foglia di ontano. Ha il capo adorno di mughetti e narcisi. Dall’ombelico, vita che nasce e si trasmette, svetta un iris, giglio spontaneo. Dietro, alla base, l’uovo (Montovolo, ma anche simbolo della vita) è di un fresco verde, mentre ai lati, in alto, sono raffigurati un sole e una luna limpidi, al sorgere. Nel centro, lo stendardo di Vergato. Sullo sfondo, gigli araldici (fiori della purezza, dell’innocenza e della speranza) in campo azzurro. Alla sinistra, un tralcio unisce il croco al fiore di loto, la bellezza nascente all’amore eterno. Sopra, la rielaborazione dello stemma Bovio, sormontato dal toro che diventa segno zodiacale. A destra, un altro tralcio si trasforma da fiore di acacia in primule. Sopra, lo stemma Armi che diventa segno dei Gemelli visto nella tematica etnica del bianco-nero. Nella lunetta superiore, a destra, lo stemma Renghiera arricchito dalle genziane. In contrapposizione, lo stemma Marsili al quale sono state aggiunte le viole mammole. Al centro, in basso, lo scudo Ranuzzi con stelle, sole e Acqua, è sorretto da un’altra coppia di gemelli ancora in chiave etnica. Al culmine, il serpente che si morde la coda forma il simbolo dell’infinita continuità della vita ed è sorretto dalle rondini, classico stereotipo primaverile. Dietro, s’innalza un ramo d’alloro, pianta destinata ai trionfi e alle glorie.

Estasio

Estasio, da Estasi ed Estate, è un giovane adolescente dal vestito multicolore; la coda leonina come la forza dell’età e della stagione; il dito alzato fiammeggiante rappresenta l’elemento fuoco; i capelli biondi come la spiga di grano che lo fiancheggia e l’orecchio guarnito di ciliegie. Il corpetto è composto da penne di pavone a indicare la spavalda vanità, l’orgoglio, l’ambizione e la prodigalità giovanili. Montovolo (l’uovo) ha il colore giallo caldo di certe giornate agostane, ravvivato dal papavero centrale e da quello all’apice. Lo sfondo è formato da papaveri in campo azzurro intenso. Il solleone e la luna piena richiamano l’Estate. I due tralci laterali hanno alla base un frutto che diventa un fiore; albicocca e ginestra a sinistra, pesca e ibisco a destra: infanzia e maturità che s’intrecciano. A sinistra, in alto, lo scudo Montecalvi diventa anche rappresentazione del segno della Vergine e del Liocorno. A destra, lo stemma Bargellini raffigura il segno zodiacale preminente dell’estate: un Leone rampante con la bocca di fuoco. Questo simbolo è riproposto anche nelle tre figure che compongono la lunetta superiore centrale; sono l’unione di due stemmi non attribuibili, dove la palma è stata sostituita con un ramo di ontano. Nella stessa lunetta, a sinistra uno scudetto con stelle (Guidotti), a destra uno stemma con dragone di Fuoco (Aldrovandi), mentre la Canicola (da canis=cane) è rappresentata da un rosso levriero che si intreccia ai rosolacci (Sampieri).

Terralnus

Il terzo Capitano, Terralnus, da Terra e Alnus (il nome latino dell’ontano), è un cavaliere adulto e sicuro che ha davanti a sé la spada la cui elsa è il simbolo dell’Infinito, ripetuto nei decori delle maniche e della corazza. Una gamba termina con uno zoccolo di cavallo o di fauno, comunque una figura del bosco e della terra, che richiama il segno zodiacale del Sagittario. L’elmo scende a circondare il viso con grappoli d’uva. Una foglia di ontano fa da giustacuore. Il sole al tramonto e la luna calante volgono al termine in un cielo blu manganese. Montovolo (l’uovo) ha il colore della terra bruciata e dei boschi autunnali, come tipicamente autunnali sono i ciclamini che fanno da fiore araldico. Ai lati, i tralci di sola frutta, simbolo della maturità: a sinistra melo e fico, a destra pera e castagna. Questi sono sormontati rispettivamente dal segno ottobrino della Bilancia nello stemma Ghisilieri e da uno stemma con cervo-Sagittario (Calderini). Nella lunetta superiore, troviamo, da sinistra, una torre araldica (Carati o Cattani); al centro, in alto, un’eburnea torre sulla montagna che svetta con tre torrioni, circondata dalle canne palustri dei nostri fiumi (stemma Cattani), e a destra, scudo, elmo e un cigno bianco (Manzoli) circondati da foglie di quercia. Al centro, in basso, ancora una rielaborazione della montagna (Paleotti), nei colori che caratterizzano questa vetrata, colori tipici della stagione. Montagne e torri ritornano in questa composizione a richiamo sia della solidità dell’età sia della materialità dell’elemento Terra.

Ariorio

L’ultimo Capitano è Ariorio, da Aria e Gregorio (l’autore si è ispirato per la figura a una icona di San Gregorio). E’ una immagine imponente che però sembra prendere le distanze dalla lotta della vita; è seduto di profilo (guarda la sua vita trascorsa?) e ha l’occhio pineale: occhio della mente a rappresentare la saggezza, così come il libro tra le mani rappresenta la cultura e il piede-artiglio di grifone simboleggia l’anima. L’uovo-Montovolo è diventato una tiara che conferisce a questo Capitano ulteriore autorevolezza. Dal cappello spunta l’agrifoglio, simbolo di previdenza e contemporaneamente augurio per la vita che si rinnova. L’ala richiama l’elemento Aria, mentre un pallido sole e una luna nuova ricordano l’Inverno e l’aspettativa del ripetersi delle stagioni. Sullo sfondo, ghiande, simbolo di antichità, in campo blu di Prussia. Al centro, ritroviamo lo stemma di Vergato, come nella prima figura, a riaffermare la continuità del ciclo. In basso a sinistra, un tralcio con melagrana (magnanimità) e noce (innocenza e virtù). Lo sormonta l’uovo a scacchi dell’araldica dei Pepoli. Dall’altro lato, l’elleboro (distacco dalla realtà quotidiana) diventa vischio, tipica pianta beneaugurante della nostra tradizione. Sopra, lo stemma Sampieri con aquila e libro. Nella lunetta superiore, a sinistra, gli elefanti dello stemma Fantuzzi sono anche la divinità orientale Ganesa, protettore della cultura. In alto, al centro, un’aquila-Giano con foglie di quercia (lealtà e perseveranza) e di ontano dallo stemma Malvezzi. A destra, il segno del Capricorno (Bolognini). La lunetta centrale, in basso, è formata da un’aquila (Marsili) le cui ali si trasformano in foglie di quercia che si dispongono a segno dell’Infinito, ricollegandosi, in un gioco di rimandi, all’Infinito della prima vetrata, e quindi all’infinito rinnovarsi della vita.